A fiocchi o a palline: le varie forme della neve

Approfitto di questa giornata di neve, qui nelle Marche, per parlare delle diverse forme che la neve può assumere mentre scende. A volte infatti, si presenta sotto forma di bei fazzolettoni bianchi, molto coreografici, altre volte invece precipitano palline piuttosto compatte e molto efficaci nel creare problemi ai trasporti. Vediamo di descrivere la vita di un fiocco di neve da quando si forma a quando si adagia al suolo, formando quella coltre bianca tanto desiderata dai nevofili.
La descrizione rigorosa è piuttosto complicata, e necessita di concetti non molto immediati di microfisica delle nubi, cercherò di renderla più semplice e comprensibile possibile.
Alle nostre latitudini, date le caratteristiche termodinamiche dell’aria, la precipitazione nasce sempre come neve, e come tale inizia a scendere verso il suolo fino ad arrivare alla quota in cui si misurano 0°C (la quota del cosiddetto zero termico). Da questo punto in poi, la neve inizia a sciogliersi, ma non lo fa istantaneamente: infatti, per passare dallo stato solido allo stato liquido, la particella di neve ha bisogno di una certa quantità di calore (il calore latente di fusione). Questo calore viene estratto dalla massa d’aria circostante, che quindi si raffredda, dando luogo ad uno strato in cui la temperatura varia di pochissimo ed in cui la neve ci mette un certo tempo a sciogliersi.
Quindi la precipitazione resta ancora in forma nevosa per una certa distanza al di sotto dello zero termico, dopo di che diventa pioggia; questa distanza è di circa 200m, per le precipitazioni di debole intensità, ma può arrivare anche a 800-1000m in occasione dei rovesci di neve più intensi. Ecco quindi spiegato perchè può nevicare anche a temperature al suolo superiori agli 0°C.
La trasformazione del fiocco di neve dipende successivamente dal profilo verticale di temperatura che trova tra la quota dello zero termico ed il suolo. In alcuni casi lo zero termico si trova al livello del suolo o poco più in alto, e quindi il fiocco di neve non subisce grosse modifiche. La dimensione del fiocco dipende dal contenuto di umidità dell’aria, naturalmente più l’aria è umida e più il fiocco riesce ad ingrossarsi nella discesa, dato che trova più “materiale acquoso” da inglobare.
Nel caso invece in cui la temperatura, al di sotto della quota dello zero termico, si porti al di sopra dello zero per un bel tratto, la neve tenderà a sciogliersi e a diventare acqua. A questo punto ci sono tre possibilità:
  • se la temperatura rimane superiore allo 0 fino al suolo, la precipitazione rimane sotto forma di pioggia
  • se la temperatura, scendendo verso il suolo, tende a ridiscendere sotto gli 0°C (praticamente è presente un cuscinetto di aria calda in mezzo a strati di aria fredda), se lo strato di aria fredda a contatto con il suolo è sufficientemente ampio la pioggia può tornare in forma nevosa, ma questa volta di tipo pallottolare
  • se invece, lo strato di aria fredda al suolo è molto sottile, con il suolo alla temperatura di 0°C, allora la pioggia congela al contatto con esso, formando quel fenomeno tanto bello quanto pericoloso chiamato gelicidio, in cui tutti gli oggetti si ricoprono di uno strato di ghiaccio trasparente, come fossero affogati nel vetro (e infatti è anche conosciuto con il nome di vetrone).
Ecco quindi che la discesa di un fiocco di neve risulta essere ben più travagliata di quello che uno potrebbe pensare, anche se ciò non toglie nulla alla magia che accompagna l’arrivo della “dama bianca”.

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